Carlo Ginzburg è morto, addio al grande storico italiano
Aveva 87 anni. Era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari
Aveva 87 anni. Era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari
È morto Carlo Ginzburg, 87 anni, grande storico e teorico della “microstoria”. Figlio di Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari.
Nato a Torino nel 1939, Ginzburg era professore emerito alla Scuola Normale di Pisa, in cui si era formato. Aveva insegnato fin dagli anni Settanta anche all’università di Bologna, ma il suo profilo era internazionale avendo insegnato anche negli atenei americani di Harvard, Yale, Princeton e California (UCLA).
Negli anni Sessanta, studiando alcuni documenti dell’Archivio arcivescovile di Udine, Ginzburg aveva scoperto un culto pagano diffuso in Friuli nel Cinquecento e nel Seicento, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. È il titolo del suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. Il gruppo di contadini friulani, diventati oggetto di ricerca per lo storico, affermavano di combattere in sogno contro le streghe per garantire la fertilità dei campi.
I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.
Un ulteriore modello di questo approccio è in un altro libro di Ginzburg, Il formaggio e i vermi (Einaudi, 1976), nel quale lo storico racconta la storia di Menocchio, un mugnaio del Cinquecento processato dall’Inquisizione.
In un altro libro Einaudi, Storia notturna (1989), Ginzburg era tornato sul tema del sabba infernale e sui miti e le credenze legate alle stregonerie sempre partendo da documenti specifici come le testimonianze processuali.
Il metodo Ginzburg fa dello storico una sorta di detective che lavora partendo da un paradigma indiziario. Nel 1991 esce Il giudice e lo storico, dove Ginzburg riprende in mano le carte del processo per l’omicidio del commissario Calabresi concentrandosi sul rapporto tra prove e verità. Il libro è scritto in margine alla condanna di Adriano Sofri, portando argomentazioni per dimostrarne l’innocenza (prima edizione Einaudi, poi ripubblicato 20 anni dopo da Quodlibet).
Nei libri pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, in cui Ginzburg si concentra prevalentemente sulla storia del pensiero poli
📌 Kaynak
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