Il dress code di Wimbledon: perché il bianco è l’unico colore accettato?
I rigidi codici estetici del più celebre torneo sull'erba tra eccezioni, millimetri di colore concessi, violazioni e tradizione eterna
I rigidi codici estetici del più celebre torneo sull'erba tra eccezioni, millimetri di colore concessi, violazioni e tradizione eterna
A fine giugno di ogni anno, ancor prima dei draw sui tabelloni, un motivo riporta il torneo su erba più famoso del mondo ad occupare ogni attenzione collaterale: la regola del bianco a Wimbledon. Insuperabile ed eterno dogma monocromatico che resiste a tempi, mode e qualunque tipo di intemperie, l’unico che delimiti in un perimetro ben definito di non colore purissimo una quantità notevole di sponsor, brand tecnici, maison del lusso e creativi che disegnano i look di tenniste e tennisti in campo. Nonostante molte critiche, aggiornamenti e timide aperture, il total white dress code di Wimbledon è una delle certezze della stagione tennistica, e dello sport in tutta la sua assoluta bellezza.
Risposta semplice: perché non si vede il sudore, o almeno si nota meno. La regola del total white a Wimbledon risale all'epoca vittoriana, quando fu fondato il torneo, nel 1877 (alle donne fu allargato nel 1884). Il tennis era uno sport plasmato da rigidi standard di classe sociale, di aspetto e decoro: essere “estremamente formali” era importante, spiegava Meredith Richards, bibliotecaria dell'International Tennis Hall of Fame. Sudare era considerato “sconveniente”, minimizzarlo con gli abiti giusti durante l’attività sportiva diventava una necessità. Inoltre mantenere un capo immacolato e candido era difficile, oltre che costoso per gli standard di quell’epoca: significava poterselo permettere, ossia essere ricchi.
Il regolamento è imperativo: l’abbigliamento da tennis deve essere “quasi interamente bianco*” (l’asterisco è importante per le singole, rare eccezioni) ma non comprende il bianco sporco, l’avorio o il color panna.
Jannik Sinner contro Miomir Kecmanovic. Foto Daniel Kopatsch/Getty Images
Quando si viola il dress code, l’arbitro può intervenire nei confronti di un giocatore e chiedergli di cambiarsi. In caso di semplici rifiniture o rari tocchi di colore, entra in vigore il punto numero 3 del regolamento: un funzionario di Wimbledon è tenuto a prenderne le misure con un metro a nastro, per verificare che non ecceda i millimetri concessi (10 in totale, ossia un centimetro).
Tutto quanto, inclusi berretti e visiere, fasce per capelli, bandane, polsini e calzini, un kit da gioco completo. Anche le scarpe, suole e lacci compresi, devono essere quasi interamente bianche. All’abbigliamento è concesso solo un unico bordo colorato, oppure un logo, ma sempre non più largo dei soliti 10 millimetri.
Serena Williams a Wimbledon 20
📌 Kaynak
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