Makka uccise il padre violento a coltellate: viene assolta in appello per legittima difesa

💻 Teknoloji 📰 La Repubblica (IT) 🕐 2 saat önce

In primo grado la giovane era stata condannata a 9 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha assolto Makka Sulaeva, che a soli 18 anni, il primo marzo 2024, uccise il padre violento per difendere la madre e se stessa. Quando i giudici sono usciti dalla camera di consiglio e la presidente Cristina Domaneschi ha letto il verdetto di assoluzione, Makka è scoppiata in lacrime, abbandonandosi a un lungo e liberatorio abbraccio con il suo avvocato. In aula sono scoppiati a piangere tutti: la madre, il fratello e i presenti che hanno seguito questa drammatica vicenda.

Si chiude così il secondo grado di un processo che ha scavato nei confini della legittima difesa, all'interno di un contesto di prolungata e feroce violenza domestica, cancellando la condanna a 9 anni e 4 mesi inflitta in primo grado ad Alessandria.

Makka quel giorno fece da scudo alla madre. "Mamma scappa", aveva detto dopo averlo accoltellato a Nizza Monferrato, in provincia di Asti, nella stanza-rettangolo dove si stava consumando l’ennesima aggressione da parte di Akhyad Sulaev, un uomo di 1,88 metri per 90 chili. Makka aveva compiuto 18 anni da appena sei mesi. "Resto io qui. Prende me". Poche parole che per la difesa racchiudono l'essenza di una tragedia: la giovane di origini cecene era pronta al martirio pur di evitare una strage familiare annunciata.

Al centro del dibattimento di secondo grado c'è stato un audio terribile, registrato sul telefono da uno dei figli piccoli proprio perché "il papà picchia sempre la mamma". Un nastro ascoltato e riascoltato in aula, dove i rumori di schiaffi e botte si susseguono senza "soluzione di continuità". Per il procuratore generale, Massimo Baraldo, quel contesto maltrattante era indiscutibile, ma ha precisato che la giustizia deve pesare i fatti asetticamente: "Siamo di fronte a un processo che nessuno vorrebbe fare. Abbiamo una giovane imputata. Tutto questo processo si incentra sulla legittima difesa: bisogna stabilire se è lecito o no uccidere a seguito di comportamenti maltrattanti. Che i maltrattamenti ci siano stati è pacifico".

Il pg, pur non opponendosi all'ammissione della giovane alla giustizia riparativa, aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Secondo l’accusa, Makka avrebbe compiuto una "scelta anticipata", mossa da un "odio profondo" alimentato dai soprusi. A testimoniarlo sarebbe il diario scritto prima del delitto: "Preferisco finire in galera per autodifesa che vedere lui picchiare mia madre come fa da 20 anni. Odio mio padre... preferisco toglierla a lui prima che lui la tolga a mia madre. Spero che la legge sia dalla mia parte".

Di segno diametralmente opposto

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